Le arti edili

Già nel pieno Medioevo – e fino alla generalizzata soppressione nel primo Ottocento delle corporazioni di mestiere, quali soggetti giuridicamente riconosciuti – chiunque a Venezia, ma non solo, esercitasse un’attività manuale era tenuto ad iscriversi alla propria Arte o Fraglia di riferimento e a seguirne le regole.
In ambito veneziano la carenza di fonti anteriori al Duecento consente solo di ipotizzare precedenti forme associative fra artigiani a tutela dei comuni interessi lavorativi o con finalità devozionali e di mutua assistenza a favore dei confratelli inabili o anziani. Vi erano certamente norme consuetudinarie preesistenti, di cui rimangono scarne tracce documentarie, che nel Duecento maturo inizieranno ad essere codificate nelle mariégole, elaborate in seno alle varie associazioni di mestiere per essere poi necessariamente perfezionate e ratificate dallo Stato. Un riconoscimento giuridico cui si accompagnò un notevole corpus legislativo specifico – di tutela ma, soprattutto, di con¬trollo – perfezionato nel tempo, che non consentì mai ai rappresentanti delle corporazioni veneziane di assumere ruoli di compartecipazione politica paragonabili, ad esempio, a quelli dei loro omologhi fiorentini. Alle singole arti erano piuttosto demandate incombenze di na¬tura caritativa e previdenziale che, nell’Otto e Novecento, verranno in qualche misura fatte proprie dalle Società di mutuo soccorso fra artigiani e, in tempi ancor più recenti, dai patronati e dalle associazioni di categoria.

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